Malapascua. L’ultimo paradiso delle Filippine?

Malapascua. L’ultimo paradiso delle Filippine?

Quando hai girato per le spiagge più famose del sud est asiatico temi sempre di arrivare nella nuova Ko Phi Phi: ovvero il paradiso degenerato in una trappola per turisti. Malapascua è stata invece una piacevole sorpresa.

Le Filippine hanno il potere di sedurti e stremarti allo stesso tempo. Il sistema dei trasporti è davvero capillare ma non dei più comodi. L’idea era quella di rilassarci lontano dal caos di Cebu City ma per arrivarci non volevamo fare un altro viaggio massacrante. Un’aspettativa ingenua da queste parti.

Avevo letto di un isolotto molto bello a nord di Cebu, un luogo incantevole dove non circolavano automobili, il mare era cristallino (ok, non è una novità nelle Filippine) e la gente accogliente. Esattamente quel che stavamo cercando.

Purtroppo le cose migliori si pagano a caro prezzo. Per noi significava un’altra delle famigerate corse spacca ossa in pullman. Non che sia così terribile, ma dopo averne fatte una decina vi assicuro che era l’ultima cosa di cui la mia schiena avesse bisogno.

Così, dopo essermi preparato psicologicamente ad un altro supplizio sulle spietate strade Filippine, ci siamo recati alla stazione degli autobus e dopo una scorta di snack e frutta siamo partiti.

La maggior parte dei bus che collegano ogni angolo di Cebu sono mezzi datati, spesso senza aria condizionata, ma allo stesso tempo rappresentano ottime occasioni per vivere un’esperienza autentica a contatto con la gente o per incontrare qualche intrepido viaggiatore.

Il tragitto non era dei più lunghi, ma il traffico cittadino e le strade strette allungano di parecchio una tratta che in altre parti del mondo avremmo fatto in un paio d’ore. A noi ce ne sono volute quattro.

Così nel pomeriggio inoltrato siamo partiti in direzione Maya, il villaggio da cui salpare per Malapascua. Il problema principale di quando vi recate su un’isola minore delle Filippine sono i traghetti, in questo caso specifico un nome altisonante per indicare imbarcazioni traballanti in legno chiamate bangka. Quelli diretti a Malapascua smettono il servizio intorno alle 18:00, molto ma molto prima del nostro arrivo al punto d’imbarco.

Avremmo dovuto dormire vicino al molo e da quel che leggevo c’era una sola pensione in zona, di cui ricordavo i feedback poco incoraggianti. Ma dopo l’esperienza in una capanna nel Borneo malese sapevo che saremmo sopravvissuti. Ovviamente non dissi nulla a Yin, sennò il problema sarebbe stato per me sopravvivere alla sua reazione.

Durante il viaggio il pullman si era svuotato e nelle ultime decine di chilometri eravamo solo in tre: io, Yin e l’autista. Ascoltavo in cuffia la traccia sonora di Apocalypse Now nel vano intento di rilassarmi, ma non so perché sortiva l’effetto contrario. Forse avrei dovuto scegliere qualcosa di più leggero. L’oscurità fuori dal finestrino era totale. Le Filippine di notte hanno un aspetto inquietante. Il bus correva veloce sulla strada verso un oscuro villaggio e non ero nemmeno certo di trovare un letto per la notte.

Dovete sapere che quando si viaggia così, un po’ alla garibaldina, le sorprese fanno parte del gioco. Questa volta fu di finire la corsa in un punto del villaggio molto lontano sia dal molo che dalla pensione in cui programmavo di fermarmi. Nel frattempo era cominciato a piovere. Un classico.

L’autista, come gli autisti di tutto il mondo, fortunatamente conosceva un posto in cui poter affittare una stanza. Facile, perché era l’unico ed era praticamente lì davanti a noi. Eravamo in mezzo al nulla, di notte, illuminati solo dalle luci emanate da una piccola bottega sgangherata con tanto di karaoke jukebox esterno.

Per nostra fortuna la pensione si è rivelata comoda e il proprietario molto socievole.

La mattina siamo salpati dal molo principale verso le spiagge bianche di Malapascua. Già all’arrivo ci siamo accorti di essere approdati in un posto magico. Acque cristalline, palme sinuose, sabbia bianca splendente. La classica cartolina tropicale, sogno (o incubo) di tanti.

Non avevamo prenotato nulla ma in mezz’ora abbiamo trovato un piccolo albergo con camere nuovissime ad un prezzo più che buono.

VITA DA ISOLANI

Quando arrivo in un posto mi piace subito immergermi nella nuova realtà, solitamente passeggiando senza una meta precisa. Così abbiamo seguito dei viottoli segnati sulla sabbia e ci siamo persi nel dedalo delle viuzze del villaggio, avendo come unica direzione il mare. In un’isola così piccola è la scelta più sicura, perché prima o poi ci si arriva, al mare.

La spiaggia principale chiamata Bounty Beach è una lunga distesa sabbiosa dalla consistenza finissima, di un bianco abbagliante, incorniciata da un’acqua turchese. Io e Yin eravamo rimasti stupiti dall’assenza di folla. Un posto spettacolare e la gente si contava sulle dita di una mano? Dov’erano finiti tutti? Eppure i resort non mancavano.

Una cosa in particolare colpisce subito di quest’isola: la tranquillità. Non ci sono macchine e i pochi motorini non creano quel sottofondo ronzante tipico di altre parti del paese. Tuttalpiù sono i galli a far baccano e qualche bambino allegro che gioca per strada.

Per loro grande fortuna gli isolani, non dovendo convivere con migliaia di turisti e sopportare caos e feste selvagge, sono ancora bendisposti verso gli stranieri.

Questo perché il viaggiatore tipo di Malapascua è il subacqueo, la cui passione non si sposa bene con gli eccessi di alcool, cibo e privazione di sonno. Per immergerti in sicurezza devi essere in forma e lucido. Qui tutto ruota attorno alle immersioni e alla natura. Per questo motivo durante in giorno c’è poca gente in spiaggia, la maggioranza dei visitatori è da qualche parte sott’acqua a godersi il paesaggio marino.

Questa situazione non è sfuggita però ad un altro tipo di viaggiatore: l’amante della tranquillità e dei luoghi autentici. Per questo motivo la popolazione di stranieri dell’isola si divide in due tipologie: i subacquei e i viaggiatori in cerca di pace. I primi solitamente stanno nei resort specializzati in immersioni e i secondi nelle guest house.

Le giornate dunque si passano sulle spiagge bianchissime e in acqua. Quando fa meno caldo si possono tentare esplorazioni a piedi nell’interno, visitare qualche villaggio o andare alla scoperta di una spiaggia deserta. Il tutto in assoluta sicurezza, cosa non sempre scontata nelle Filippine.

Se poi vi va di rendere il soggiorno indimenticabile vi consiglio un’escursione in barca con snorkeling incluso. Noi ne abbiamo fatta una e ci siamo divertiti un mondo ad osservare la miriade di pesci colorati e tartarughe marine che popolano queste acque. Abbiamo osservato anche il relitto di una nave da guerra giapponese.

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Quando i sorrisi illuminano più del sole

LA GENTE

Le Filippine non sono una società omogenea e ogni isola possiede la sua cultura e le sue tradizioni, di cui va molto fiera (oltre ai dialetti, come da noi). Spesso questo è causa di contrasti all’interno delle grandi città, dove persone di diversa provenienza possono scontrarsi anche violentemente. E’ un paese dai molti volti e tanti problemi ancora da risolvere. Uno di questi è la povertà, in parte dovuta alle calamità naturali che qui colpiscono ogni anno in maniera pesante.

Malapascua diversi anni fa è stata vittima di un tifone devastante che ha causato danni enormi e lasciato senza nulla grandi fette della popolazione. Nonostante questa catastrofe faccia parte del passato, alcune famiglie soffrono ancora oggi le conseguenze di questo tragico evento.

Ogni tanto ci siamo imbattuti in bambini che vendevano conchiglie e braccialetti. Alcuni erano parecchio insistenti e non molto socievoli. Altri invece erano incredibilmente adorabili e simpatici. Ricordo due bimbe carinissime con cui io e Yin ci siamo divertiti a scherzare e scattare qualche foto. Per me interagire così con la gente locale, soprattutto con i più piccoli, è un’esperienza impagabile. E’ un aspetto che si è perso da tempo in altre zone del paese e dell’area asiatica, dove il turista è malvisto o sopportato solo in quanto apportatore di benessere economico.

Qui a Malapascua ho vissuto dei bei momenti, avvertivo una vibrazione positiva dovuta a questo suo ambiente particolare, lontano dal mondo. Le persone ci hanno sempre trattato con rispetto ed erano pronte a dare indicazioni e aiuto in caso di richiesta.

Un pomeriggio eravamo sulla via di ritorno verso l’albergo. Il caldo era sfiancante così ci siamo fermati a comprare una bibita presso un chioschetto. Yin ha riconosciuto alcuni snack che usava comprare durante la sua infanzia nel sud del Fujian, oramai introvabili in Cina. Da questo spunto è nata una conversazione con il titolare e abbiamo scoperto che era emigrato in gioventù dalla Cina, precisamente dall’isola di Gulangyu, il posto in cui Yin aveva frequentato l’università pochi anni prima!

Come sempre accade fra i paesani all’estero, hanno cominciato a parlare lingua Hokkien ed io non ho capito più nulla. È stato uno di quegli incontri piacevoli e inaspettati che accadono solo durante i viaggi.

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Poi incontri un paesano in mezzo al Pacifico

MANGIARE SU UN ISOLOTTO

Il cibo è forse la nota dolente delle Filippine, un paese stupendo ma non esattamente una destinazione famosa per la sua gastronomia. Il pollo arrosto è ottimo così come il pesce alla brace, ma fatta eccezione per qualche altro piatto la scelta è poca, soprattutto se sei una coppia italo-cinese abituata a due culture gastronomiche dalle possibilità quasi infinite.

Se poi aggiungiamo il fatto di essere in un’isola piccolina al largo di un’altra isola, le cose si complicano ulteriormente.

Così a Malapascua abbiamo mangiato quasi sempre in un’osteria in legno chiamata Ging-Ging’s frequentata soprattutto da viaggiatori a basso costo. Il cibo era abbondante ed economico. C’era una scelta adeguata di piatti asiatici e per riempire lo stomaco andava più che bene.

L’alternativa erano alcuni chioschetti di carne e pesce arrosto nelle stradine sabbiose del villaggio e i ristoranti dei resort, molto costosi anche se con vista splendida.

C’era un ristorante italiano ben recensito su un piccolo promontorio accanto al porto di arrivo, ma sinceramente abbiamo preferito mangiare piatti asiatici.

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Difficile star fuori dall’acqua con un mare così

ESPLORANDO L’ISOLA

Perdersi è stato il Leitmotiv della nostra permanenza. Una volta appurata l’assenza di bestie feroci siamo partiti alla conquista di Malapascua. Ok, conquista è una parola grossa quando parliamo di un’isola di pochi chilometri quadrati, ma lo spirito era quello.

Ci sono sentieri che segnano tutto l’interno dell’isola e quando non sapevamo dove andare chiedevamo in giro o usavamo Google (sì, funzionava egregiamente anche in mezzo al nulla). A fine articolo trovate una mappa interattiva con tutti i luoghi visitati.

Una delle nostre mete è stata il faro, e per arrivarci siamo andati nella parte settentrionale dove abbiamo raggiunto un piccolo villaggio che portava ancora i segni del passaggio del tifone. La costa era bagnata da un mare turbolento e le spiagge erano deserte, con alberghi chiusi e danneggiati. Su tutto aleggiava un’atmosfera un po’ lugubre e malinconica.

Yin aveva sete così ci siamo rinfrescati con un drink alla filippina: un po’ di noci di cocco prese dalle palme più basse e poi bucate con dei sassi.

Mentre vagavamo per queste zone remote di tanto in tanto ci imbattevamo in bambini incuriositi dalla nostra presenza, infatti non abbiamo incontrato altri stranieri, probabilmente pochi si avventurano fin qui preferendo restare sulle spiagge più turistiche.

Alla fine ci siamo goduti un tramonto mozzafiato sulla spiaggetta della punta settentrionale di Malapascua, dove c’è un istmo che divide il mare in una zona mossa e una calmissima, alla fine del villaggio Guimbitayan.

Pensavo ad alcune località asiatiche dove ormai la vita é diventata un circo ridicolo fatto di turismo di massa e queste semplici emozioni sono difficili da provare.

Chissà quanto tempo ci vorrà perché anche Malapascua perda molta di questa freschezza a tratti ingenua. Spero  accada il più tardi possibile. Ho abbracciato Yin e un bambino ci è passato davanti sorridendo.

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Le spiagge sono il posto migliore per vedere i piccoli isolani giocare

MINIGUIDA DI MALAPASCUA
TRAMONTI DRAMMATICI

Per gli inguaribili romantici i punti migliori per una nuotata al tramonto sono la caletta del resort Tepanee, a cui si accede dalla spiaggia di arrivo e partenza delle barche per Maya. Entrati nel resort dovete seguire i vialetti fino ad arrivare dal lato opposto del promontorio, in una spiaggetta con un bar chiamato Chiringuito Beach.

L’altro punto spettacolare é lungo la parte meridionale di Bounty Beach, o sulla terrazza del Resort Blue Coral Beach.

TRASPORTI

Per arrivare a Malapascua da Cebu City avete tre possibilità, qui catalogate dalla più economica alla più costosa:

  • Via pullman (senza/con aria condizionata) 4/5 ore da Cebu City Terminal Nord, compagnia Ceres bus
  • Via furgoncino (diviso con altri passeggeri) 3 ore da agenzie viaggi o hotel
  • Via taxi (corsa privata) 2 ore e mezza o meno, dipende dalla pazzia del tassista

Dovete arrivare al porto di Maya, un villaggio all’estremità nord dell’isola di Cebu. Da qui partono delle imbarcazioni per l’isola di Malapascua. Il costo che trovate su vari siti é puramente indicativo, credetemi. Il fatto che scrivano una cifra non significa che avrete la garanzia di pagare quella, e i traghettatori cambiano le tariffe in base a come gli gira, adducendo le scuse più fantasiose (mare mosso, vento contrario, orario scomodo, mal di testa, gli è morto il gallo da combattimento, etc.). Solitamente le bangka pubbliche aspettano di riempirsi prima di salpare. Solitamente il servizio termina alle 18:00.

In caso di bassa marea, all’arrivo sull’isola, dovrete pagare un extra per essere portati a riva in canoa, perché il pescaggio delle imbarcazioni non consente di arrivare alla battigia (non c’è un molo vero e proprio).

Al rientro farete la stessa cosa in modo inverso.

Attenzione! Consiglio sempre di partire al mattino perché per coprire la distanza da Cebu City a Maya e viceversa in pullman ci vogliono almeno 4 ore, alle quali dovete aggiungere i tempi di attesa al molo (da pochi minuti a Dio solo sa quando) e la traghettata (45 minuti o più a seconda delle condizioni meteo marine). In minibus e taxi comunque ci metterete almeno 3 ore, perché il traffico a Cebu City è ai confini della realtà.

Questo link vi da tutte le informazioni precise per arrivare e lasciare l’isola (in inglese) e si suppone sia aggiornato visto che appartiene ad un resort molto conosciuto:

Come arrivare e lasciare Malapascua

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ALLOGGIARE

L’isola ha molti alberghi e diversi resort punteggiano la spiaggia più conosciuta. La cosa migliore è prenotare in anticipo usando il mio sito booking linkato sotto, che usa i migliori sistemi di booking on-line.

BOOKING

Ci sono strutture per tutte le tasche, da pensioni con dormitori a resort di alto livello. Una nota a parte: i resort qui sono generalmente in scala ridotta rispetto a quelli di altre località e orientati verso una clientela di subacquei.

Se siete più avventurosi e in bassa stagione potete tranquillamente arrivare al mattino e cercare in giro come ho fatto io, magari tramite l’aiuto di una persona locale (non preoccupatevi, c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarvi che ha un cugino/zio/cognato abergatore, barcaiolo, pescatore, istruttore subacqueo, saltimbanco etc.).

DURATA DEL SOGGIORNO

3/4 giorni minimo per apprezzare appieno quello che offre l’isola.

INTERNET

Prendetevi una scheda sim filippina con traffico dati. Funziona e vi permette di organizzare bene il viaggio anche quando il wi-fi di alberghi e ristoranti non funziona bene.

MAPPA INTERATTIVA

Qui sotto avete tutti i luoghi nominati nell’articolo con le foto scattate da me. Manca solo quello dov’è sepolto il tesoro dei pirati. Non appena lo trovo vi aggiorno la mappa. Promesso.

(Cliccate sul menù a tendina per la lista dei posti, oppure sul titolo per aprire la mappa in un’altra finestra)

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